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I pitagorici e la matematica in natura

 Buon pomeriggio,

quest'oggi guarderemo l'aspetto della matematica in natura.

La matematica può essere una materia molto difficile e (quasi) mai apprezzata, soprattutto da studenti.

Però per Pitagora e i suoi "seguaci" non era così.

Le due dottrine erano: la dottrina dell'anima e quella del numero.

In ordine; Pitagora aveva come desiderio quello di purificare l'anima per via del pensiero, possiamo dire comune di quell'epoca, che permetteva di rincarnarsi ovvero di vivere "di nuovo" in un altro corpo animale oppure umano che sia.

Ma secondo me è qualcosa ormai si è sentito e perciò mi soffermerei di più sull'aspetto della dottrina del numero.

Per Pitagora la natura è alla base dei numeri e può dunque essere misurata, per esempio i giorni, le stagioni, le ore, le melodie musicali, le arti...

Il numero è un punto e da quel punto si ricavano: il punto (chiaramente un punto), la linea (due punti), la superfice (tre punti) e il solido (quattro punti).

I numeri hanno due rapporti e sono di due tipi: pari o dispari.
I numeri pari sono considerati un entità illimitata, perciò sono simbolo di imperfezione, disordine, caos, materia "semplicemente" perché sono numeri infiniti e ciò che è infinito non ha né inizio né fine e non può essere misurato, non può "essere visto" etc.

I numeri dispari invece sono un unità limitata e perciò sono simbolo di perfezione, del bene, della forma, della proporzione grazie al fatto che sono misurabili e quindi non si può "perderli" come i numeri infiniti.
Secondo loro poi, il numero perfetto è il 10.
Rappresenta la figura del triangolo (ritenuto perfetto per via del tre, i lati etc.) che contiene sia numeri pari, sia numeri dispari.

Grazie per aver letto!

-Marco L.


(foto fonte: Google; Informazioni fonte: libro "La meraviglia delle idee" -Pearson 2015)

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